• KungFu&TaiChi

La SECONDA Virtù

Tradizionalmente pronunciate all’interno del “saluto”, svolto all’apertura e alla chiusura di ogni allenamento, le 5 virtù rappresentano uno stato d’animo, posto come spunto per migliorare se stessi.

Delle 5 virtù discusse nel post “Le 5 Virtù”, la seconda è la Compassione, ma cosa significa “essere compassionevoli”, o meglio “ambire all’essere compassionevoli”?

Ovviamente, la visione delle virtù è meditativa e soggettiva, ma volendo dar un interpretazione generale al loro significato, possiamo gettare delle basi per la loro comprensione.



Nel Buddhismo viene indicato con i due termini sanscriti di:

Karuṇā, nel significato di "compassione", "pietà", "misericordia", "empatia".

Maitrī, nel significato di "amore", "benevolenza", "carità".


Essenzialmente è la capacità delle persone di entrare in contatto con gli altri, di connettersi.


La nostra capacità di provare compassione, di entrare in contatto con l’altro, di vivere nella sua vita, nasce fin dai primi istanti della nostra esistenza.

A costruire la nostra competenza relazionale e la nostra capacita di essere e stare in relazione, sono le sintonizzazioni che abbiamo avuto con la nostra figura di riferimento fin da appena nati, solitamente identificabile con la figura della madre.


Questo dunque sviluppa diversi modelli di strutture mentali legate alla capacita di ampliare la virtù della compassione e, talvolta, un eccessivo distacco emotivo, causerà una forte difficoltà nel "sentire il dolore dell’altro".

Farlo vorrebbe dire essere stati in grado di esplorare e risolvere il proprio dolore.

“Leggere dentro se stessi, è la sola chiave per comprendere l’intero universo e per avere compassione.”

La compassione è infatti strettamente legata alla consapevolezza e alla capacità di ascoltarci.

Più sono consapevole di me stesso e degli altri e più sarò in grado di provare sentimenti positivi come quello della compassione, riconoscere negl'altri il dolore o le esperienze che abbiamo sperimentato in prima persona. Per questo motivo , questo, è il segno distintivo di una coscienza che si sta espandendo e che sta acquisendo una visione sempre più ampia.



Come si espande la propria coscienza?


Principalmente esistono tre livelli di coscienza che ciascuno di noi è in grado di raggiugere, in questo caso, per ambire alla compassione:


  • IMMERSIONE INCONSAPEVOLE

Le persone che si trovano in questo stato di coscienza semplicemente non vedono ragioni altrui e quindi nemmeno comprendono il punto di vista di altri individui. Lo scontro con la realtà e quindi in genere un passo obbligato.


  • EMERSIONE CONSAPEVOLE

Dove in modo graduale ci si entra nella consapevolezza iniziando a non dare per scontato il proprio punto di vista o il proprio pensiero sul mondo. Ci si pone dunque di fronte a diversi modi di interpretare le realtà degl’altri. In questo momento entrano in gioco i sentimenti di empatia e compassione, oltre che all’autocompassione.


  • PIENEZZA DELLA CONSAPEVOLEZZA MENTALE

Dove il giudizio è assente. In questo stato siamo semplici osservatori consapevoli della realtà. In questo modo si generano emozioni positive e la vita migliora, riuscendo a ottenere una buona dose personale di compassione.



A prescindere dal proprio livello di partenza, riuscire nel percorso di emersione e di pienezza della consapevolezza, non è certo facile, ma esistono degli stili di vita che permettono qualche agevolazione.

Slegarsi da un fattore di soggettività è sicuramente uno tra questi, associato a pratiche meditative che inducano alla “riflessione di se”.



"Le pratiche meditative aiutano a sviluppare emozioni positive e in generale a migliorare la vita donando benefici effetti all’individuo".

Una pratica costante di meditazione, anche legata alle Arti Marziali, protratta per qualche anno, porta a quelli che vengono definiti in psicologia “tratti stabili di personalità”. In particolare porta a livelli di maggiore compassione e una maggior predisposizione di apertura interpersonale, più calma e serenità. Questi cambiamenti non sono passeggeri ma stabili.



“Praticando, le persone migliorano”.

Scientificamente, la pratica meditativa, porta sempre più a disattivare quelle aree del cervello che ci portano a identificarci come “io isolato dagli altri”, definendo come, meditando sul concetto di “spiritualità” o “immaterialità”, apparentemente il cervello cambia. La meditazione porta ad ampliare la percezione dell’io, a sentirci sempre più connessi con il resto del mondo, con la natura e con gli altri, allenandoci, giorno dopo giorno, a divenire esperti di se stessi, dei nostri processi interni e di ciò che accade durante la propria vita, spesso troppo frenetica e limitante. Crescerà la consapevolezza di ciò che nutre e ciò che intossica, aiutandosi a entrare in contatto con quelle parti di se stessi che mettono più in "crisi" e che silenziosamente continuano a condizionare la propria vita, riappropriandosi del proprio dolore, riconsiderandolo e rielaborarlo.


Così facendo apriamo la strada anche alle arte Virtù come la Saggezza, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, e di quelle delle quali parleremo nei prossimi post.

Chi rimane sempre in superficie nella vita, senza mai riuscire ad andare in profondità in genere molta paura di affrontare ciò che si muove nella propria psiche. Ricordi di sofferenza, paure profonde, traumi, esperienze di solitudine trascuratezza non rielaborati, portano semplicemente le persone a evitare continuamente il dolore, in se stessi e negli altri.


Meditare e praticare un Arte Marziale sono fattori molto importanti che possono fare la differenza, in quanto stimolano quel processo di autocoscienza fortificando il carattere dell'individuo e facendo maturare quella volontà di risoluzione dei proprio conflitti interiori.


Chi ha fatto pace con quella “parte oscura di sé stesso”, non ha più bisogno di giudicare, di allontanarsi mentalmente da ciò che in realtà teme, riuscendo a vedere "l’altro come uno specchio di se stesso" e, per questo motivo, inizia a provare sentimenti di compassione ed empatia.



Superare così il giudizio di se stessi, imparare ad esplorare quelle parti che temiamo, ci porta naturalmente ad aprirsi al mondo e sempre più a provare sentimenti ed emozioni profonde di connessione e unione.



“La compassione, è la Virtù del desiderare il bene nei confronti di ogni essere, di connettersi ascoltando se stessi e gl’altri.”


80 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti