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  • Kungfu & Taichi

Antiche guerriere Shaolin

Solo uomini? No... un monastero accanto a Shaolin ospitava sole donne, maestre del Kung Fu.



Tutti conoscono la storia del Tempio di Shaolin e la maestria dei suoi monaci; in pochi conoscono, invece, la storia del Monastero di Yongtai, luogo di nascita del Kung Fu "femminile".

Le Arti Marziali sono sempre state considerate discipline da uomini, perché si pensa che le donne siano deboli, abbiano meno forza e quindi non possano competere. Ma, agli albori della diffusione delle Arti Marziali, accanto al Tempio di Shaolin sorse un monastero abitato da sole donne, le cui capacità erano sicuramente pari a quelle degli antichi monaci.



Yongtai: le donne del Kung Fu


Il primo monastero femminile dedicato al Buddhismo Zen venne fondato, in Cina, quasi contemporaneamente al Tempio di Shaolin. Le monache di Yongtai, questo il nome del monastero, si trovarono costrette a lottare per la parità nei confronti dei colleghi uomini. A causa del sistema patriarcale, - entrato nella storia della Cina a partire dal feudalesimo e, poi, mantenuto per attribuire superiorità all'uomo - , esse vivevano relegate ai margini della società, semplicemente perché erano donne.


Il desiderio di non essere “Monaci di seconda categoria”, ma bensì discepole emancipate della dottrina di Damo (Bodhidharma) riconosciute a tutti gli effetti, spinse le tre "fondatrici del tempio" - Zhuanyun, Miglian e Yongtai - a edificare il loro monastero sulle montagne del Songshan. Ed è lì che, con più di mille donne al loro seguito, studiarono la dottrina di Damo.


Di Yongtai si narra che fu una donna straordinaria: dotata di grande forza fisica e mentale, si distinse, soprattutto, per il suo buon cuore; è nota anche per essere stata la prima grande maestra di Kung Fu. Il tempio conobbe il suo massimo splendore proprio sotto la sua guida. Yongtai fu venerata come una santa e, per onorarla, fu dato il suo nome al monastero, noto da allora come “il monastero femminile Yongtai”.



Perdute nella leggenda


Oltre a impartire loro gli insegnamenti del Buddha, Damo le istruì a non servirsi del Kung Fu per aggredire, bensì ad usarlo contro ogni tipo di minaccia, in modo da difendersi e da proteggere il monastero e le sue ricchezze.

Mentre all'interno del monastero femminile questo voto di non violenza fu rispettato solennemente, i monaci-guerrieri non si limitarono solo a difendere il tempio di Shaolin, ma servirono gli imperatori di molte dinastie come soldati d’élite.

Nonostante le maestre di Yongtai non fossero assolutamente da meno dei monaci di Shaolin - sia nel Kung Fu, sia nel maneggiare le varie armi - esse non poterono mai combattere per l’imperatore e per la loro patria, perché il contesto sociale cinese era fortemente misogino.

È anche per questo motivo che la loro storia marziale si limitò al mero perfezionamento delle arti, raggiunto combattendo tra di loro all’interno del monastero. I pregiudizi contro le donne furono, molto probabilmente, anche una delle cause principali per cui le loro abilità marziali si diffusero meno rispetto a quelle dei monaci di Shaolin.



Uguaglianza e rispetto


Nel principio perseguito e insegnato anticamente nel contesto marziale, - in netto contrasto con quello sociale dell'epoca -, si sono sempre professati il rispetto dell’avversario, l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e l’armonia delle componenti maschili e femminili nella natura. La storia delle monache di Yongtai ci dimostra che la ricerca di noi stessi e la pratica marziale non possono essere un privilegio esclusivo degli uomini.


“Ciascuno può raggiungere maestria ed illuminazione, finché vi aspira con serietà, non importa che sia vecchio o giovane, povero o ricco, uomo o donna.”

Ai giorni nostri non ci sono "diseguaglianze marziali" tra uomini e donne. La parità tra i sessi si riscontra sia nelle competizioni internazionali, dove gareggiano atlete di altissimo livello, sia nei corsi, dove le donne si fanno strada con grande bravura e determinazione.

Negli allenamenti si sfruttano tutte le potenzialità del proprio corpo: si impara a migliorarsi, a conoscersi e a superare i propri limiti, sviluppando così la capacità di concentrare potenza nei colpi e di essere efficaci nella tecnica. La pratica costante delle Arti Marziali dona tonicità e flessibilità al corpo e contribuisce, inoltre, a uno sviluppo muscolare bilanciato e armonico. Questo può aiutarci ad avere un rapporto migliore col nostro corpo perché, imparando a conoscerlo e ad accettarlo, troviamo un equilibrio per rimanere in forma e in salute, sia fisica che mentale. Si acquisisce anche una maggiore sicurezza di sé, non solo dal punto di vista fisico ma anche da quello interiore e psicologico, andando a migliorare l’autostima e la capacità di porsi dei limiti, per accettarli e superarli.

Attraverso il lavoro, la fatica e la perseveranza è possibile affrontare gli aspetti più profondi di quello che siamo, migliorandoci e trasformando ciò che ci spaventa in punti di forza.
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