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  • Immagine del redattoreKungfu & Taichi

Un tranquillo weekend di fatica

Dal 25 al 27 agosto, immersi nel verde tra le colline e i boschi del Friuli Venezia Giulia, alcuni allievi hanno partecipato al terzo stage di Kung Fu e Tai Chi organizzato dalla scuola.

La giornata tipo inizia prima del sorgere del sole, nel divieto assoluto di parlare, con la meditazione e l’automassaggio guidati dal Maestro e proseguono con il primo momento conviviale, la colazione.

La mattina e il pomeriggio sono dedicati ai lavori pesanti (falciare l’erba, accatastare la legna per l’inverno, costruire recinti o legnaie, restaurare casette in legno…). Finite le fatiche del pomeriggio, alle 20 iniziano gli allenamenti: 2 ore di Tai Chi per caricarsi di energia e poi 2 ore di Kung Fu per scaricare. Al termine, intorno alla mezzanotte, ci si riunisce per preparare e mangiare la cena che conclude la giornata.


“La soddisfazione sta nello sforzo, non nel risultato.” Mahatma Gandhi

Ma chi te lo fa fare?


Le motivazioni che spingono a partecipare allo stage sono svariate e tutte molto personali, così come sono individuali l’impegno profuso e il risultato che ci si porta a casa. Lo stage può essere un’occasione per mettersi in discussione, riconoscere, mettere alla prova e superare i propri limiti (pigrizia, paura, timidezza, individualismo, insicurezza…), ma soprattutto di crescere come persone.


Kung Fu e Tai Chi sono complementari e derivano dallo stesso concetto; il secondo nasce, infatti, dall’osservazione e dallo studio del primo. La complementarietà di queste due arti marziali è funzionale ai lavori dello stage, dove il Kung Fu viene applicato concretamente nel suo significato di “duro lavoro” e il Tai Chi come forma di meditazione in movimento. È grazie alla sinergia fra Kung Fu e Tai Chi, cioè fra fatica e meditazione, che riusciamo a connetterci profondamente con noi stessi (e con gli altri) per ristabilire uno stato di benessere tra corpo e mente.



Partecipare allo stage è anche un modo per andare contro agli schemi sociali di oggi, poiché i lavori svolti dagli allievi non prevedono un compenso se non quello della soddisfazione personale di aver dato il proprio contributo, di essersi “guadagnati” gli allenamenti della sera e di aver eventualmente raggiunto i propri obiettivi. Durante i tre giorni di stage l’uso del cellulare è limitatissimo, per favorire la concentrazione sul presente, l’introspezione e il mantenimento dello “stato meditativo”.


“Il saggio comprende che tutto è difficile, per questo non incontra difficoltà.” Lao Tzu

Duro lavoro, meditazione e l’applicazione delle Cinque Virtù


Lo stage è anche un “luogo” ideale dove allenare e applicare concretamente le Cinque Virtù, sulle quali si fondano le Arti Marziali praticate nella nostra scuola. Le Virtù ci possono essere utili a migliorare noi stessi e ad affrontare in maniera equilibrata la vita di tutti i giorni.

Le attività svolte durante lo stage ci offrono la possibilità di coltivare la saggezza, aprendo la nostra mente agli imprevisti ai quali andremo quasi sicuramente incontro in una situazione alla quale non siamo abituati. Sarà quindi necessario riflettere con calma e accogliere questi fuoriprogramma nella realtà del momento, per mettere in atto le strategie adeguate a superarli. La saggezza è la Virtù legata al significato più profondo della bontà e dell’altruismo, disposizioni d’animo che stanno anche alla base della scelta di lavorare così duramente, senza ricevere un compenso.


Il fatto di trovarsi in una situazione di gruppo che presenta tutta una serie di difficoltà (le giornate faticose, il fatto che ci si conosca poco…) mette in gioco la compassione verso noi stessi e verso gli altri. Lo stage è un’ottima occasione per connetterci, guardarci dentro con consapevolezza e ascoltarci; ma anche di entrare in contatto con gli altri e “sentire” meglio i loro stati d’animo. Con lo sguardo benevolo della compassione possiamo imparare a sospendere e addirittura superare “il Giudizio”, aprendoci con maggiore positività al mondo che ci circonda.


Ogni partecipante ha il suo punto di vista personale e affronta lo stage a modo suo, seguendo le proprie motivazioni e i propri obiettivi. Tuttavia, lo stage è anche una situazione di gruppo, che porta con sé delle difficoltà da superare. La sincerità, intesa come il mettersi in gioco per quello che si è, come pura apertura verso gli altri e quindi non come sinonimo di “verità”, può venirci in aiuto per superare le differenze tra i singoli e raggiungere gli obiettivi del lavoro di squadra.

Il coraggio è quella forza d’animo che ci muove, accompagna e aiuta ad affrontare le difficoltà e la fatica dello stage; è una forza interiore e individuale, che possiamo far crescere anche prendendo esempio dal resto del gruppo. Lo stage può mettere veramente a dura prova, quando ci si trova davanti alle proprie paure e insicurezze. In questo caso, il coraggio favorisce l’ascolto di noi stessi e ci aiuta a superare i momenti difficili perché le paure sono sì reali, ma non ci devono condizionare né limitare anche se non abbiamo la certezza di riuscire nei nostri intenti.


Ultima ma non meno importante c’è la pazienza, la Virtù su cui si fonda lo sviluppo delle prime quattro. La pazienza è, molto probabilmente, la Virtù fondamentale e più sollecitata quando si attraversa l’esperienza dello stage. La pazienza è la nostra capacità di reagire alle avversità senza cedere all’impulso, bensì partendo da uno stato di accettazione calma e serena che ci aiuta ad andare avanti in una situazione impegnativa. Essere pazienti non vuol dire sopportare (la fatica, la stanchezza…); significa avere la capacità di fermarci, di osservare e “leggere” la situazione nella quale ci troviamo, per poi affrontarla e risolverla nel migliore dei modi per noi e per il resto del gruppo.


“La pazienza porta alla virtù e al merito.” - Antico detto

Attraverso il duro lavoro fisico e la potenza della meditazione, lo stage può essere un’occasione di connessione e condivisione, nonché di enorme arricchimento personale e di gruppo. Ognuno arriverà mosso delle proprie motivazioni personali, si impegnerà come vorrà o potrà e tornerà a casa sicuramente con qualcosa in più (consapevolezza di sé, coraggio, muscoli…), ma magari anche con qualcosa in meno (paure, limiti, pregiudizi…).

Innè!




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